18 February 2010
24 August 2007
Codici
Qualche giorno fa ho tentato di addormentare la nipotina di un anno che si era risvegliata dal sonnellino per un rumore, ma era ancora stropicciosa di sonno.
Solo che non riusciva ad abbandonarsi e, con il caldo, la cosa era molto stizzosa sia per lei che per me.
Ma dal momento che le ha tutte vinte, quel giorno avevo deciso di mettere i puntini sulle I.
Però più insistevo più si innervosiva. Dopo varie urla e lacrimoni - è istrionica la piccola! - l'ho messa seduta a terra dicendole:
Basta, hai vinto tu. Vai a gattonare dove vuoi, ma non gioco con te. Siamo litigate.
Ovviamente lei ha capito solo il tono ed il gesto brusco, ma è rimasta seduta dove l'ho messa e continuava a guardarmi sorridendo. Per quanto facessi la sostenuta e girassi la testa, lei era sempre lì e mi faceva le moine per intenerirmi. Non mi staccava gli occhi di dosso e esibiva i suoi sorrisoni solari.
Dopo poco non ho sostenuto la parte e le ho sorriso. E tutta contenta è tornata a giocare.
Chi gliel'ha detto? come l'ha capito? che ne sa lei che il sorriso è il segno che la bufera è superata, che tutto si è ricostruito, che il legame è stato risaldato?
è istintivo? l'ha appreso implicitamente?
qualcuno mi ha detto: gliel'avete insegnato voi in quest'anno.
ed allora dopo che succede? quando lo disimpariamo? quando non ha più effetto?
quando diventano necessarie le parole per superare le fratture e quando non hanno più effetto nemmeno quelle?
se il sorriso è un codice preciso, nella crescita lo sporchiamo? lo corrompiamo? lo infanghiamo o solo lo svuotiamo di senso?
Solo che non riusciva ad abbandonarsi e, con il caldo, la cosa era molto stizzosa sia per lei che per me.
Ma dal momento che le ha tutte vinte, quel giorno avevo deciso di mettere i puntini sulle I.
Però più insistevo più si innervosiva. Dopo varie urla e lacrimoni - è istrionica la piccola! - l'ho messa seduta a terra dicendole:
Basta, hai vinto tu. Vai a gattonare dove vuoi, ma non gioco con te. Siamo litigate.
Ovviamente lei ha capito solo il tono ed il gesto brusco, ma è rimasta seduta dove l'ho messa e continuava a guardarmi sorridendo. Per quanto facessi la sostenuta e girassi la testa, lei era sempre lì e mi faceva le moine per intenerirmi. Non mi staccava gli occhi di dosso e esibiva i suoi sorrisoni solari.
Dopo poco non ho sostenuto la parte e le ho sorriso. E tutta contenta è tornata a giocare.
Chi gliel'ha detto? come l'ha capito? che ne sa lei che il sorriso è il segno che la bufera è superata, che tutto si è ricostruito, che il legame è stato risaldato?
è istintivo? l'ha appreso implicitamente?
qualcuno mi ha detto: gliel'avete insegnato voi in quest'anno.
ed allora dopo che succede? quando lo disimpariamo? quando non ha più effetto?
quando diventano necessarie le parole per superare le fratture e quando non hanno più effetto nemmeno quelle?
se il sorriso è un codice preciso, nella crescita lo sporchiamo? lo corrompiamo? lo infanghiamo o solo lo svuotiamo di senso?
Labels: amore
13 April 2007
Sicurezze
Può un padre essere patologicamente insicuro?
può un medico essere patologicamente insicuro?
Può un padre medico insicuro mostrare lampantemente questo aspetto del proprio carattere adorando i figli anche nei loro difetti e cercando di educarli "a singhiozzi"?
che si fa se non ci si era accorti che l'impacciato - alla Hugh Grant -, adorabile come amante, diventa assolutamente... disfunzionale come modello paterno?
Quanto deve essere infinito l'amore per decidere di affiancare una persona del genere nel ruolo genitoriale e fare sempre da sponda alle insicurezze, ai sighiozzi di autorità, al frastornamento dei figli, senza mai affrontare il problema in maniera tanto drastica da portare ad una crisi?
può un medico essere patologicamente insicuro?
Può un padre medico insicuro mostrare lampantemente questo aspetto del proprio carattere adorando i figli anche nei loro difetti e cercando di educarli "a singhiozzi"?
che si fa se non ci si era accorti che l'impacciato - alla Hugh Grant -, adorabile come amante, diventa assolutamente... disfunzionale come modello paterno?
Quanto deve essere infinito l'amore per decidere di affiancare una persona del genere nel ruolo genitoriale e fare sempre da sponda alle insicurezze, ai sighiozzi di autorità, al frastornamento dei figli, senza mai affrontare il problema in maniera tanto drastica da portare ad una crisi?
Labels: amore, Genitori figli, ruoli
