Yucatan

io sono consapevole di essere stata generata da Questa Terra con semplicità con volontà

20 February 2007

I fiori del segreto

Da diversi mesi mi frulla in testa una indagine antropologica legata al blog Post a secret.
Negli States sono finalmente riuscita a comprare uno dei libri pubblicati con le cartoline postate di sabato in sabato.
Lo sfoglio e vedo quanti post siano legati ad un disagio vissuto nel corpo e sul corpo, ad una società molto individualistica e concorrenziale (neo-capitalista o post-capitalista direbbe qualcuno), ad una esaltazione degli status-symbol che diventano una fobia per alcuni.
Poi l'altro giorno, nella stazione di Roma, ho visto un libro in libera distribuzione "tratto" dall'Albero dei desideri, l'abete di Natale allestito nella stazione di Milano al quale, spontaneamente, i passanti hanno attaccato i biglietti con i desiderata.
Alcune delle innumerevoli lettere indirizzate a babbo natale sono riprodotte nel libro.
Lo sfondo religioso è semplicemente il pretesto; anche in questo volumetto si addensano segreti rivelati in forma anonima (o semi-anonima).
Salgo sul treno e il passeggero che condivide lo scompartimento telefona alla sua donna (amante, mantenuta non saprei) per concordare la serata. La tratta malissimo, dicendole - oltre alcune parolacce - "ti porto a mangiare una pizza, perchè di più non vali", "mi hai rotto le palle e non ti conviene"...
Sarebbe stato normalissimo che la discussione la gestisse in corridoio o in qualunque posto più riservato ed invece non ha mai accennato ad alzarsi dal posto.
Arrivata a destinazione, ritrovo la mia famiglia e poi vado a leggere il mio blog e gli altri blog, spazi digitali di comunicazione-comunità virtuali-salotti del pensiero e dell'emozione.

Tutto questo frulla nella mia testa senza collocarsi in un progetto di analisi e ricerca ben preciso, ma ogni tanto salgono a galla, come bolle dal blob, alcune... parole chiave:
collettività, anonimato, condivisione, comunicazione, dolore, memoria, corpi, silenzi, intimità, testimoni, solitudine, dialogo, isolamento, speranza, contatto.

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11 Comments:

  • At 6:22 AM, Blogger Roberta said…

    quando penso alla vita spesso mi tornano in mente parole come solitudine,silenzio, dolore, abbandono, isolamento...e' qualcosa di intangibile e di molto pesante al tempo stesso. e' qlc di pericoloso per la mente, quelli che potevano essere spazi utili per la riflessione a volte diventano viaggi senza ritorno...e una piccola divergenza puo' diventare un dramma, una differenza puo' diventare una prigione

     
  • At 7:50 AM, Blogger Claudia said…

    Certo, e proprio da questi episodi e da queste sensazioni mi sembra muovano le persone che inviano cartoline anonime ad un blog o leghino biglietti di desideri ad un albero di Natale.
    Penso alla perdita di contatti familiari, sociali forti, alla crisi della religione o meglio della Chiesa che ha staccato altri legami. In parte forse ci manca la confessione come sacramento, il poter dire nel confessionale ciò che non poteva rimanere inespresso, il condividere ma nell'anonimato segreto della grata.

     
  • At 11:58 AM, Blogger artemisia said…

    Sai cosa ci manca più di tutto? Qualcuno che ci assolva.

     
  • At 1:44 PM, Anonymous Paolo said…

    ma come abbiamo fatto a perdere tutto ciò? Se l'abbiamo perso prima da qualche parte lo avevamo... dove è finita tutta sta roba? Chi ce l'ha portata via? Dove l'hanno nascosta? saremo stai noi?
    Dovremo tornare a vivere come si faceva prima anche per quanto riguarda i rapporti umani, i sentimenti le sensazione oltre che al vivere sani, evitando gli eccessi rispettando l'ambiente e valorizzando le economie locali; il IL PROGRAMMA DELLE OTTO "R" mi pare un ottimo inizio...mi sono giocato un post... :-)

     
  • At 5:11 AM, Blogger Claudia said…

    @Arte: hai esattamente ragione. Non avevo pensato a questo aspetto della confessione. Forse potrebbe essere questa una chive di volta della ricerca (che un giorno farò, me lo sento!)

    @Paolo: ma non volevo dire questo! sarà che l'approccio antropologico prevede, metodologicamente, una sospensione del giudizio, per cui non si prendono in considerazione categorie come "meglio/peggio", "perdere"... Per l'antropologia la società è in divenire continuo e le cose cambiano perchè è nella loro natura.
    in parte poi non sarei così nostalgica nemmeno dismettendo la veste scientifica, perchè penso che "prima" c'erano punti di riferimento saldi, ma in loro nome si sacrificava l'autoanalisi, la realizzazione personale. In pratica, per tenere comunque in piedi un matrimonio si tollerava un marito violento, traditore, si giustificava, si "lavava in famiglia". I movimenti femministi avranno allentato la fede nella Famiglia, ma hanno dato alle donne l'autostima e la fiducia in se stesse. Questo per parlare di uno dei capisaldi.
    Ovviamente la dimensione planetaria ha messo in discussione molto altro.
    Io non sono per questa nostalgia. Oggi i fenomeni legati al neo/post/come si vuole capitalismo sono una realtà, sulla quale mi interessa riflettere. I punti saldi delle generazioni passate hanno aiutato ad affrontare la Guerra ed il dopo-guerra, ma hanno anche creato la partecipazione sociale al fascismo e l'indifferenza alle dittature cilene, argentine, brasiliane, spagnole, tanto per dirne qualcuna; hanno tenuto in vita i manicomi come forma repressiva, tanto per citare un altro settore.
    Ed ora non sfuggire e esprimiti sul senso del segreto e della condivisione anonima. :-)

     
  • At 12:27 AM, Blogger artemisia said…

    Mi viene in mente una scena di "In the mood for love" dove si parla appunto di confessare un segreto...

    Claudia, lo spunto è davvero interessante. Chi te la finanzierà questa ricerca, la CEI?

    ;)

     
  • At 5:08 AM, Blogger Claudia said…

    @Arte: proverò con loro, che forse si farebbero meno problemi metodologici e più problemi teologici.
    Nel campo scientifico, invece, trovare una porta a cui bussare sarebbe improbo! l'antropologia della sub-modernità, o ultramodernità o qualunque altro neologismo si voglia, si fa solo un po' in francia e in inghilterra. In altri paesi proporre una ricerca antropologica sulle nuove tecnologie farebbe sorgere problemi del tipo: come fai a definire il campione? qual'è il campo? e esistono fonti? si possono considerare i blog come dei documenti? e una serie di persone anonime e sparse come una comunità? :-0

     
  • At 6:04 AM, Blogger miss piperita said…

    Certa gente è priva di tatto e rispetto (mi riferisco ovviamente all'uomo al telefono).

     
  • At 5:13 AM, Blogger Claudia said…

    Miss, il tipo era veramente uno sborone! e, alla fine della telefonata, ha iniziato a tirar fuori dal trollry i regali di san Valentino (un cuscino celeste con la scritta I love you = Tristezzzzzaa) con fare teatrale, sperando forse in una mia domanda che gli permettesse di sparlare della tipa. Io ero una antropologa osservante in quel momento e con metà cervello leggevo "iram dalle alte colonne" di Gibran. Capirai se poteva tirarmi nelle sue tristi relazioni!

     
  • At 3:09 PM, Blogger lophelia said…

    Temi interessantissimi, anzi di più.
    Me lo ricordo bene quel libro.

    Quanto all'assoluzione, io la vedo così: la condivisione è già una sorta di assoluzione. Sentirsi comunque accolti e accettati dalla comunità a cui si confessano i propri peccati. Mi sembra preferibile ad un'assoluzione che viene dall'alto.

     
  • At 9:34 AM, Blogger Claudia said…

    Lo, l'assoluzione è molto legata al concetto di peccato, che va oltre alla trasgressione ed alla colpa.
    In alcune culture messicane, per esempio, la confessione di una trasgressione è fatta in una "seduta" collettiva, attorno al fuoco e viene rappresentata con un nodo su una corda. Al termine della confessione, la corda annodata si brucia nel fuoco e la trasgressione è rientrata nella norma.
    Forse il concetto di peccato si sta ridimensionando anche nella nostra società cattolica e questo lascia più spazio alla confessione/condivisione pubblica.

    Però forse è anche che a volte la confessione non è di un peccato, ma di un segreto impronunciabile.
    Ad esempio, nel libro statunitense e nel blog, delle confessioni erano: "8124 studenti e sentirsi soli" o, annesso ad una foto, : "mia figlia oggi ha subito una mastectomia bilaterale. Perchè lei vuole essere un uomo". Anche nel libro italiano la confessione a volte è slegata da un "peccato": "Per il 2006 vorrei una sola cosa: urlare al mondo intero che sono gay!".
    Mentre scrivo rifletto sui vari temi che sono venuti fuori da questi commenti e che - mi auguro! - mi aiuteranno a preparare il progetto di ricerca (per la CEI, ovviamente). Grazie a tutti!

     

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